Ένα λανθάνον κριτικό κείμενο του Ανδρέα Κάλβου

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Κάλβος για την Athens Review of Books από Κωνσταντίνο Παπαμιχαλόπουλο

Commedie di ALBERTO NOTA

Volumi 2, Milano 1818. Presso Antonio Fortunato Stella

E riconosciuta generalmente la superiorità delle Commedie Francesi. Molière ha avuto dei successori, e al dì d’ oggi ancora in Francia il genio teatrale si sostiene con onore. La vivacità nel dialogo, l’ originalità ne’ caratteri, l’ interesse nell’ azione si ammirano anche presentemente nelle produzioni di Collin d’ Harleville, morto troppo presto per l’ arte comica, d’ Andrieux, di Duval, di Picard e d’ altri ancora, i di cui sforzi sono piu fortunate di quelli che si danno comporre Tragedie, poiche fra queste possono appena da trent’ anni in quà citarsi con lode Les Templiers del Sigr. Renouard e l’ Agamemnon di Lemercier, che però imitò e tradusse (e non troppo felicemente) da quello d’ Alfieri.

La cosa va tutto al contrario in Italia. Il ristoratore, direi quasi, l’ inventore della nostra buona tragedia, l’ immortale Alfieri, che non è ancora degnamente apprezzato nemmeno in patria, risvegliò il genio tragico fra di noi. Il più nobile de’ suoi imitatori è quel Monti su cui riposa al dì d’ oggi una gran parte della nostra gloria poetica e letteraria; ma non inutili sforzi fecero pure nel seguire le traccie d’ Alfieri e i due Pindemonte, e Pepoli e varî altri contemporanei. Fra quali piace di rammentare il Niccolini nella sua Polissena, ed anche il Benedetti nel suo Druso; a cui però non saprei perdonare alcune inconsiderate critiche del nostro Sofocle, nell’ atto stesso che prendeva quasi le intere scene della Ottavia per transportale nel Druso.

Talìa non può lodarsi degl’ ingegni italiani quanto ha ragione di farlo Melpomene. Goldoni troppo celebrato dagli uni, troppo biasimato dagli altri, ha sempre il merito d’ aver creato fra noi la buona commedia. Ma senza parlare delle sue composizioni in versi, molto inferiori alle altre, Goldoni scrisse per così dire un po’ troppo esclusivamente per gl’ Italiani, anzi per il Lombardi. I dialetti, le maschere da lui adottate non aveano un certo interesse che per alcune tali e quali provincie; ed i costumi Veneziani, assai diversi in molte cose da quelli d’ altri luoghi d’ Italia, prevalgono un po’ troppo nelle sue commedie. Pure non può negarglisi il merito d’ aver fatto passare di moda le composizioni spettacolose piene di magia e di fatatura del Gozzi e della sua scuola (genere riprodotto a di nostri per disgrazia dell’ arte in quasi tutti i paesi d’ Europa nè così detti Melodrammi), di aver criticato severamente molti vizî e molti ridicoli, d’ avere profondamente studiato il cuore umano, e presentato un quadro fedele dell’ interno delle famiglie nelle diverse condizioni della società. La sua lingua non è pura, lo so; forse l’ uso de’ dialetti l’ ha un poco alterata; ma pure molte commedie in prosa sono scritte in buon Italiano, e dobbiamo essere indulgenti verso l’ uomo che ci diede la buona Commedia per l’ innanzi non conosciuta.

Ma che dirò de suoi imitatori. Il primo dopo Goldoni che abbia avuto in Italia qualche successo, fu Federici. Scrisse bene, ma scrisse troppo; e poi varie sue Commedie sanno di Melodramma. Interessano di molto, commuovono e talvolta divertono; ma trovasi in molte una tinta troppo sentimentale. Egli ha imitato passabilmente alcune commedie tedesche d’ Iffland, di Kotzebue, ed in ciò son lontano dall’ approvarlo, poichè il genio ed i costume tedeschi non possono gran fatto allignare in Italia. C’ è della moralità nelle sue commedie, qualche volta della facezia e spesso un dialogo ben sostenuto; ma talvolta ancora manca di buon gusto nelle espressioni e di cognizione de’ costumi e delle abitudini degli estranei. In somma si legge con piacere, ma non è esente da macchie[*].

Albergati scrive correttamente, e meglio in prosa che in versi. Sono gustose alcune delle sue piccole farse; La Notte, Il Pomo, L’ Uomo di Garbo e sopratutto Le Convulsioni, critica mordace dell’ abuso che fanno le belle della moderna debolezza de’ loro nervi, hanno avuto in Italia un successo assai meritato; ma le lunghe sue commedie sono fredde, ed alcune son puri drammi, e quel ch’ è peggio, non interessanti; nè può schivare egli stesso la taccia di mancanza di gusto.

Villi, Greppi ed alcuni altri sono inferiori a questi due primi. G. Gherardo De Rossi è freddo sopra tutto nelle sue facezie, e con poca idea de’ costume stranieri ha messo quasi sempre in iscena degli stranieri. Checchè se ne dica non è sempre corretto ed adopera troppo spesso delle frasi romane. I ridicoli ch’ egli tenta sferzare, sono troppo deboli, o troppo risentiti; ed io preferisco con ragione molte sue favole ed alcuni de’ suoi Scherzi poetici a tutte le sue commedie.

Giraud scrive lepidamente ma non puramente, ha della forza comica (vis comica), ma non sa svilupparla. Qualche volta molto, ma il più sovente poco interessano le sue commedie alla rappresentazione, e quasi mai alla lettura. In somma la cosa è giunta a segno, che quando mi si parano innanzi agli occhi nuove commedie Italiane stampate ed applaudite, sento non so quale ribrezzo ad intraprenderne la lettura.

Ho superato la mia ripugnanza per le commedie del Signor Alberto Nota Piemontese affine di renderne conto a nostri Lettori, come d’ una nuova produzione Italiana. Se la mia critica è men severa, il mio elogio sarà pur moderato. Le ampollose espressioni di lode, a cui parmi, grazie al Cielo, che cominciano a rinunziare i giornali letterarî italiani, ci han dato guistamente fra gli esteri la riputazione di amare l’ Iperbole e di troppo spesso adoperarla. La vera lode non ha bisogno d’ enfasi, e quelle parolone, che per cosí dire gonfiano la bocca nel pronunziarle, non dispongono il lettore in favore del giudizio che esprimono. Il Signor Nota deve contentarsi ch’ io dica d’ aver trovato nelle sue commedie generalmente lo stile puro, il linguaggio corretto ed il dialogo spesso ben sostenuto con varî caratteri, maneggiati non senza quella che chiamasi intenzione comica. Egli sarà meno-criticato de’ suoi antecessori nella convenevolezza de’ caratteri degli estranei che pose in iscena[†]. Le sue facezie sono sovente piacevoli, e non vano quasi mai fino alla scurrilità! Ma sente egli pure qualche volta del drama; non c’ è gran novità nella maggior parte de’ caratteri de’ suoi protagonisti, l’ intreccio è freddo e preveduto bene spesso fin dal principio della commedia. E quando imita, vorrei che cercasse migliori modelli. Per esempio nel Filosofo Celibe che a gusto mio è la migliore delle sue commedie, dedicata a Monti e non indegna d’ essergli offerta, l’ equivoco del biglietto che la vecchia Eugenia trova cominciato de Alberto, che glielo fa credere inamorato di lei, è tolto di peso dal Vero Amico di Goldoni, ed il suo Atrabiliare (troppo drammatico per una commedia) è una pallida copia del Burbero Benefico, la più bella senza dubbio delle Commedie del Goldoni, ch’ egli scrisse dapprima in francese, e che si rappresenta anche al dì d’ oggi frequentemente in Parigi, e tradusse poi egli stesso in Italiano. Il Signor Nota merita d’ essere incoraggiato. Si vede che studia i buoni modelli, e rispetta i costumi e la lingua. Cerchi d’ evitare accuratamente la Drammaturgia Alemanna, e potrebbe arricchire la scena Italiana di qualche produzione ancor piú degna d’ elogî che gli saranno con sommo piacere accordati.

 



[*] Sono forse un po’ troppo severo col Federici, ma non ho mai potuto dimenticare che l’ accademia degli Unanimi di Torino celebró al giorno stesso l’ Apoteosi d’ Alfieri e di Federici, come se qualche cosa di comume vi fosse fra questi due uomini, e la commemorazione del primo avesse bisogno di quella dell’ altro per sostenersi.

[†] Gran lagnanze si fanno dagli stranieri, dagl’ Inglesi sopratutto, che gl’ Italiani alterano in modo ridicolo il carattere loro nazionale, qualora introducono un Personaggio inglesenelle loro commedie. L’ accusa è fondata, ed è giusto il lagnarsene, ma non quant oil sarebbe per I poveri Italiani di risentirsi nel vederecome, non solo gli usi e le abitudini sociali, ma il loro carattere morale, vengono traffali in alcuni de’ loro scritti, e perfino nelle loro scene. L’ esempio è recente. Il Signor B… nella tragedia, di cui trasse probabilmente il soggetto dale Opere di Miss Radcliffe di tenebrosa memoria, della quale il public fece la dovuta ginstizia, accomoda come va i poveri Italiani nel carattere che loro attribuisco quella Signora, e sarebbe guistissimo il fargliene de’ rimproveri. Ma la povera Tragedia del Sigr. B. è defunta, e non è generoso il dir male dei morti.